Pittrice e graphic designer, docente di arte e immagine, vive e lavora ad Ascoli Piceno.
e-mail: dieleonora@libero.it
Il punto magico (dal catalogo della mostra “Guardami”, testo di Mariarosa Dei Svald,i dicembre 2002)
“Non finiremo mai di esplorare
e dopo tanto esplorare
saremo di nuovo al punto di partenza
e conosceremo finalmente il posto
per la prima volta…”
Eliot
I solchi tracciati nella memoria degli umani sono difficili da cancellare. Nel corso dei secoli gli accadimenti e le esperienze sembrano svanire, perdere la chiarezza dei loro contorni poi, all’improvviso, i sedimenti polverosi si dissolvono e dal fondo nero del tempo emergono volti, oggetti, anatomie e sguardi.
Un’emozione irrazionale ci avvolge e se è vero che affinché la magia sopravviva bisogna che la società sia presente, ecco che per questo improvviso affioramento un gruppo presente in ispirito è pronto ad accogliere le immagini in riemersione.
Questo è quello che ci accadrà accettando l’imperativo di questa mostra che non ammette indecisioni né scetticismi. Volti illuminati dal chiarore della Luna bucano le tele alla ricerca di un’identificazione complessa fatta di relazioni passate presenti e nonostante l’apparente contemporaneità, future.
Il potere della magia delle immagini risiede nell’efficacia simbolica della ritualità che esse esprimono e noi ne siamo ammaliati contro ogni logica razionale:
“L’Angelo Nuovo abita nel giardino dell’infanzia: è qui che la nostra invocazione lo raggiunge…”
(M. Cacciari)
Il potere di seduzione ci viene dato dalla capacità che abbiamo di comprendere un linguaggio ancestrale che dal tempo dei tempi sappiamo riconoscere e leggere.
“Chiara conosceva il linguaggio dei sogni.
Quella abilità le era naturale e non aveva bisogno di quei noiosi studi cabalistici …”
(I. Allende)
Attraverso la pittura di Francesca, tutto questo ci sembra improvvisamente facile.
Francesca tra i tanti luoghi abbandonati dalla memoria è riuscita a trovare un punto depositario della magia.
Osservando le sue tele guardiamo in una sfera di cristallo che ci mostra sguardi che non dimenticheremo, emozioni coinvolgenti, turbanti passioni in una girandola di potenti suggestioni.
La seduzione emanata dalle creature ritratte ci accompagna in una danza di profumi che odorano di pelle candida , di capelli gonfi dal vento, di sguardi complici, di profili alteri e di labbra sensuali e noi possiamo solo restare soggiogati e conturbati dal fascino e dalla bellezza intesa come valore assoluto dell’arte.
“Ma quanto vive l’uomo
Vive mille anni o uno solo?
Vive una settimana o più secoli?
Per quanto tempo vive un uomo?
Che vuol dire per sempre?”
P. Neruda
Enigma al femminile (testo di Emiliano Canali, ottobre 2006)
I dipinti di Francesca Di Eleonora si collocano in quella dimensione onirica dove, in un precario equilibrio, convivono spiritualità e carnalità, santità e dannazione, tormento ed estasi.
L’artista, diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha elaborato un suo personale concetto di Classicismo dove essenziale è lo studio della figura umana (soprattutto femminile), prestando grande attenzione a quella “serpentina” e fuggitiva carica sessuale che puntualmente è presente nei suoi lavori.
Le figure di Francesca, evanescenti, lontane e irraggiungibili, pur comunicando distacco, esercitano, sull’osservatore, un forte potere di seduzione. La loro inquietante presenza imprigiona le nostre menti e fa riaffiorare le nostre ataviche insicurezze: simili a sirene, affascinano e nello stesso tempo destabilizzano.
Figure quasi incorporee, che fuoriescono dal nulla, dove spesso è lo sguardo che interpella e sberleffa le miserie della natura umana.
Le sue donne sono moderne streghe? Sono demoni?
No, sono figure cariche di vorace sessualità, che non hanno paura di essere femmine, creature che, comunque, non catturano con la procace fisicità ma con la raffinata tentazione.
Non è un caso che Francesca Di Eleonora guardi a due grandi pittrici del passato, Artemisia Gentileschi e Tamara de Lempicka; della prima (grande pittrice della fine del ‘500) ammira e rielabora il delicato rapporto tra la vita e la morte, dove spesso è la morte la vera protagonista e dove i personaggi raffigurati per conquistare la libertà devono compiere atroci delitti; di Tamara de Lempicka (pittrice dei primi del ‘900) invece, riprende la sfrontatezza delle azioni e l’incuria per il senso del pudore e della moralità, l’amore per la nudità (mai pienamente svelata) che, come acido prussico, tormenta i moderni voyeur.
Le figure maschili e femminili di Francesca Di Eleonora sono spesso dipinte separatamente, non c’è incontro ma solo ricerca costante del piacere, tese alla conquista non del corpo ma dell’anima.
Oltre che per le tematiche, tali opere sono interessanti anche per quanto concerne la scelta dei supporti dipinti, non solo tele ma anche tavole antiche, persiane di legno consunte dal tempo; interesse al vissuto, vero, lacerato, impolverato, malato dove tutto questo “male” si incontra con una tecnica pittorica evanescente, morbida, raffinata – nulla è disperso, tutto esiste.
Le donne di Francesca, figure fantasmagoriche, quasi avvolte da argentea nebbia, ridono delle nostre paure e continuamente pongono esistenziali quesiti.
All’ombra della luce (dal catalogo della mostra “All’ombra della luce”, testo di Emiliano Canali, aprile 2007)
…Spesso, però, l’uomo è incapace di ascoltare il Cielo, preferisce rimanere ancorato alle sue paure, perché certe, piuttosto che abbandonarsi all’ignoto.
Delle nostre insicurezze vive la pittura di Francesca Di Eleonora, i cui personaggi, prevalentemente femminili, sono esseri incompleti, incapaci di dare la vita, quasi soffocati da bianche lenzuola impalpabili. In questo caso la predominanza del bianco, come affermava Jung, è sinonimo di sterilità. Le donne di Francesca, non potendo (o volendo?) dar vita, pervertono il loro cuore e corpo, diventando figure che ammaliano e uccidono; schiave delle loro pulsioni hanno corpo e mente legati da corde (qui è chiaro il riferimento a un “gioco” sadomasochista chiamato bondage), che simili a serpenti, stritolano quel poco di umano ancora presente…
Emiliano Canali
Collettiva en plain-air “Notte di S.Lorenzo”, Agosto 2007, Chiostro S.Francesco, Ascoli Piceno
Mostra collettiva “All’Ombra della Luce”, Aprile 2007, Ambasciata della Repubblica Slovacca, Roma
Mostra personale “Look at me”, Ottobre 2006, Complesso Le Vele, Dubai
Mostra personale “Arte sotto le stelle”, Agosto 2006, Vinea, Offida, Ascoli Piceno
Video installazione “it’s all the same, but not the sex”, Agosto 2006, Festival “Montone, tra il sole e la luna”, XV ed., Montone, Teramo
Mostra collettiva “01! Digital Art Expo”, Maggio 2004, Recanati -Villa Colloredo Mels
Mostra collettiva “Arredi digitali”, Dicembre 2003, Eusebi Arredamenti, San Benedetto del Tronto
Selezione del concorso on-line CMYK, edito da JLAB ed inserimento nel catalogo del concorso, Dicembre 2002
Mostra personale “Ritratti”, Agosto 2003, libreria la Bottega delle Arti, Castelli, Teramo
Mostra personale “Guardami”, Dicembre 2002, galleria Bautarte, Montorio al Vomano, Teramo
Mostra personale “i volti della Sibilla”, all’interno del convegno Storia, leggende e turismo nei monti Sibillini, Ottobre 2000, ex Chiesa di S. Michele, Montemonaco, Ascoli Piceno
Esposizione collettiva nell’ambito della mostra mercato di Macy, Settembre 2000, Macy, Francia.
“Gli artisti ascolani”, mostra collettiva, Agosto 2000, Chiostro S. Agostino, Ascoli Piceno.
“Ascoli e l’arte”, mostra collettiva tenutasi nell’ambito del Festival dei Due Mondi, Spoleto.
“Il Natale nell’arte pittorica”, mostra collettiva, Gennaio 2000, Convento dell’Ordine Francescano, Chiesa di S. Francesco, Ascoli Piceno.
“La Natività”, mostra collettiva di pittura e scultura, Dicembre 1999, Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno.
Marguttiana “Viale Vivo”, Settembre 1999, Viale B. Croce, Ascoli Piceno.
“Opere 1996-1999″, mostra personale, Luglio 1999, p.zza Contea di Pagliara, Isola G. Sasso.
“La scuola di D’Acchille nell’Accademia di Belle Arti di Roma”, Aprile 1998, Galleria d’Arte Fidia, Roma.
“La fisiognomica e l’anatomia”, mostra collettiva di studi e schizzi, Gennaio 1997, Accademia di Belle Arti di Roma.
“La Divina Commedia”, mostra collettiva di pittura della scuola di Antonio D’Acchille nell’Accademia di Belle Arti di Roma, Aprile 1996, Facoltà di Architettura di Pescara.

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